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20 / 09 / 2019
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Mondiali di Rugby 2019

Il suono del gong, che sancirà per tutte le partite l’80° minuto e la fine del tempo regolamentare, risuona alto nel cielo di Tokyo.
Il momento tanto atteso dagli appassionati è arrivato. Il Giappone ospita la nona edizione della Coppa del Mondo di Rugby – la prima avente sede in un Paese asiatico – destinata ad essere la più vista e partecipata della storia, e lo fa con la consueta cura per ogni dettaglio e la meticolosa organizzazione che caratterizzano la cultura nipponica.
Un esempio? Il design dei biglietti evoca i duelli sportivi che vedremo sul terreno di gioco, prendendo ispirazione dalle tradizionali scene di battaglia dell’arte Musha-e, che raffigurano i giocatori come nobili guerrieri moderni che combattono “con corpo mente e spirito”.
E senza dubbio lo spirito del rugby ben si presta a questa filosofia del kaizen, del miglioramento continuo, della tensione alla ricerca della perfezione: è una disciplina in cui la linea di demarcazione tra un buon giocatore e un fuoriclasse, tra una buona squadra e un team vincente è molto spesso dovuta a una serie di piccoli dettagli, minimi scarti, a volte impercettibili, nell’esecuzione di gesti e azioni di gioco; sfumature che perlopiù sfuggono ad un occhio poco esperto ma la cui somma fa una grande, decisiva differenza, sul campo.
Sarà il mondiale dei grandi team, le Nazioni che da sempre dominano lo scenario internazionale, con gli All Blacks alla ricerca del quarto titolo e gli avversari storici determinati a contrastare fino all’ultimo il loro obiettivo.
Ma sarà anche il mondiale dei Paesi emergenti, immediatamente alle spalle dei grandi nel ranking mondiale: Nazionali in ascesa, tese alla ricerca del risultato clamoroso, mosse dall’obiettivo di essere la sorpresa del torneo, di guadagnare un posto nella fase finale a eliminazione diretta.
Il compito che attende la Squadra italiana è arduo, sulla carta impossibile: sconfiggere la Nuova Zelanda o il Sudafrica, favorite per la vittoria finale.
Serviranno realmente “corpo, mente e spirito” per tentare questa affascinante impresa e passare alla storia. Il Commissario tecnico degli azzurri Conor O’Shea e il nostro capitano Sergio Parisse, forti della grande esperienza maturata nella competizione mondiale, di cui parlano estesamente nelle videointerviste che vi proponiamo in esclusiva, sono fiduciosi e determinati. Crediamoci anche noi, tutti assieme.